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Cena degli insegnanti

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Lo scorso 8 febbraio 2018 gli insegnanti di Portofranco si sono incontrati per cenare insieme. La serata è stata l'occasione per approfondire la reciproca conoscenza e per condividere l'esperianza che stiamo vivendo. Rosa ci ha scritto una bellissima lettera che partendo dal suo ricordo della serata ci fa capire la bellezza dell'esperienza di Portofranco.

Professione?

“Bidello di Portofranco”

 

 

Siamo circa 30, docenti ancora al lavoro e  pensionati, professionisti che non hanno mai insegnato e che con grande generosità entrano nel mondo della scuola offrendo servizio e professionalità a ragazzi che sono in difficoltà, che hanno insufficienze da recuperare e a volte poco consapevoli.

      A monte una segreteria efficiente, persone che si occupano della salute scolastica di questi studenti della scuola secondaria di secondo grado, prenotano le lezioni  ed organizzano gli orari, si preoccupano di conoscerne il reale andamento scolastico, quando non  prendono contatti con gli insegnanti curricolari verificando l'esito dell'intervento didattico ed educativo, senza trascurare nessun aspetto, e guardandoli con gli occhi di chi li vuole “liberi” e responsabili. Sono ragazzi stranieri, o che hanno poca voglia di studiare ma non vogliono ripetere l'anno, oppure ragazzi che desiderano semplicemente recuperare una qualche insufficienza, quando non vivono situazioni di marginalità o disagio sociale. Tutto gratuitamente.

 

      Fra un tortello alla zucca o alle erbe, un buon bicchiere di vino, non “Porto” ma gradevole, si discute. Si discute di scuola, di dislessia, si mangia “Il gnocco fritto” con prosciutto di qualità.

     Ci si presenta: nome, cognome e professione, intanto le facce soddisfatte di chi manda giù con gusto, il salame. Ci sono alcuni volontari, insegnanti in erba, che frequentano l'università e sperano , un giorno, di riuscire ad entrare in questo mondo affascinante e complesso che è il mondo della scuola.

“Sono uno studente universitario, studio filosofia a Verona e sono contento di fare il volontario a Portofranco perché mi permette di fare un'esperienza che mi dà molto e mi aiuta a crescere”, forse avrebbe dovuto spiegare meglio che cosa significhi per lui ; intanto il cameriere, Alberto, anche lui ex studente di Portofranco, velocemente serve le portate, “il gnocco” va a ruba, ancora un goccio di vino, un colpo di tosse, “Io non sono insegnante, ho fatto tutt'altro nella vita, ma sono contenta di condividere, la mia esperienza e le mie conoscenze con questi ragazzi. Ammetto che a volte è difficile ma è una bella sfida.”

Beh! Noi abbiamo già una parte di quel 50% di insegnanti provenienti dal mondo del lavoro che dovrà insegnare nei percorsi di  Istruzione e Formazione Tecnica Superiore, l'esperienza la stiamo facendo dal basso e senza oneri per l'associazione. Sorrisi, sguardi di simpatia, ancora Dislessia, “troppe certificazioni”, dentro o fuori dalla scuola, non c'è nulla da dire, il mestiere di “insegnante” ce lo portiamo nel sangue. “Io sono un ingegnere”, viene interrotto, “confessalo, adesso, quando non riesci a risolvere un problema te lo porti a casa per studiartelo e poi lo spieghi”, “ammetto” , risponde un po' imbarazzato  Silvano e  spiega quanto sia contento e quanto lo gratifichi studiare a casa i problemi che poi spiegherà ai ragazzi. Qualcuno si porta i compiti a casa, dunque!” Io mi chiamo Remo”, gli occhi lucidi per la commozione, “faccio il Bidello. Io chiudo le tapparelle, sistemo le sedie, spengo le luci e svuoto i cestini. Fare il bidello a Portofranco mi ha permesso di entrare nel mondo della scuole, faccio questo lavoro con umiltà, e ne sono felice”. Una commozione generale, gli occhi fissi sul nostro bidello Remo. Forse avremmo voluto applaudire! Poi un filmato, interviste fatte agli studenti, una ragazza dice: ”Io sono contenta di venire a Portofranco, perché non devo pagare nulla, e mi aiutano a studiare , i miei voti sono migliorati”. Dalla segreteria qualcuno, ingoiando l'ennesimo pezzo di salame col gnocco racconta: ”è venuta una ragazza, mi ha portato la pagella, l'ho guardata e , poiché lei prenota sempre e solo lezioni di matematica, le ho chiesto perché non abbia chiesto anche francese, visto che ha quattro, la ragazza ha risposto:”Il francese non m i piace”. Quando ti rendi conto di quanto i ragazzi   siano, a volte, poco consapevoli, comprendi  di avere una grande occasione di incontrarli sul loro terreno, di confrontarti su un piano, come quello del sostegno e dell'aiuto, in cui la percezione che hanno di te  va dal tuo  sguardo al loro, e lì puoi comunicare, sperimenti la possibilità di una comunicazione autentica in cui non ci sono difese. Non ne servono . Non ci sono prestazioni da dare, tutto è sul piano concreto del “qui ed ora”, siamo alla stessa altezza, e tu riconosci, magari la difficoltà, magari la solitudine di qualcuno, magari semplicemente il bisogno di sentirsi accolto e di trovare l'occasione per una scoperta di senso, una possibilità, un'occasione per poter dire o pensare “Io” “Io posso farcela”. Questa la mia esperienza di Portofranco.

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